L’anno europeo del dialogo interculturale induce a sperare in un raccordo maggiore tra gli schieramenti politici per favorire I approvazione di quelle norme che il buon senso porta a ritenere assolutamente necessarie ha dichiarato Mons. Vittorio Nozza.”Questo”, ha aggiunto, “non è solo l’anno del dialogo interculturale ma anche quello del decimo anniversario della scomparsa del carissimo don Luigi Di Liegro, per diversi anni direttore della Caritas diocesana di Roma e promotore appassionato del Dossier Statistico Immigrazione”.
Durante il suo intervento Mons. Nozza ha dato lettura del messaggio che il Capo dello Stato Giorgio Napolitano ha fatto pervenire per esprimere il suo augurio a quanti lavorano per migliorare la condizione degli immigrati nel nostro Paese, sottolineando che “si tratta, a tutti i livelli e in tutti gii ambiti, di un lavoro estremamente difficile”. Dal suo “osservatorio privilegiato”, continua la lettera di Napolitano, “il quadro che emerge evidenzia uno squilibrio fra la velocità con cui le molteplici sfide connesse all’immigrazione si presentano e la difficoltà, la macchinosità, la conflittualità politica che accompagna la produzione di misure idonee ad affrontarle. Il rapporto Caritas-Migrantes si propone come utile strumento di conoscenza”.
Il Presidente Napolitano, nel suo messaggio ha sottolineato che “ti (apporto Garitas-Migrantes del 2007”, “conferma il contributo decisivo del lavoro immigrato alla produzione di beni e servizi, al pagamento di contributi e imposte insomma senza immigrati il sistema Italia si bloccherebbe. Ma il rapporto conferma pure la difficoltà a incanalare l’immigrazione nell’alveo degli accessi regolari”.
Voglio esprimere la speranza”, ha concluso il Presidente della Repubblica, “che i nostri decisori pubblici mettano da parte sterili attribuzioni di reciproche colpe e trovino strumenti idonei a contrastare la criminalità, ad evitare il seguirsi di terribili eventi. Sono, queste, condizioni essenziali per la comprensione e il successo di una politica di apertura verso l’immigrazione regolare e di integrazione nei quadro dei diritti e delle regole del nostro sistema democratico, degli stranieri rispettosi della legge. Sono anche condizioni di successo del nostro comune impegno di denuncia e di rifiuto di ogni rigurgito e nuova manifestazione di razzismo”.
Dopo la lettura della Lettera di Giorgio Napolitano, Mons. Nozza ha “lasciato la parola” al video realizzato da News 24 che riepiloga il contenuto del volume supportato anche dalle immagini della realtà degli immigrati in Italia è poi toccato a Franco Pittau fare una sintesi dei dati raccolti nel Rapporto, riportando che “secondo la stima del dossier riferita all’inizio de! 2007 è di 3.690 000 unità la popolazione straniera regolarmente soggiornante. Per numero di presenze regolari ci troviamo al vertice in Europa insieme alla Spagna, subito dopo la Germania, che dopo aver superato il tetto di 7 milioni registra un aumento annuale al di sotto delle 50.000 unità”. Oggi in sintesi “.ha spiegato Pittau, “ogni 10 presenze immigrate 5 sono europee, 4 suddivise tra africani e asiatici americana. Paesi come il Marocco e l’Albania sfiorano le 400.000 unità, mentre l’Ucraina, al quarto posto, ne copre 200.000 e ad essa è affiancata la Cina, mentre raggiungono quasi le 100.000 unità Moldova, Tunisia, India e come accennato la Polonia.
È intervenuto un aumento annuale di 700.000 persone, tante quante se ne contarono nel 2002. Nella sua relazione Pittau ricorda che “nel Dossier si dedica grande attenzione a quei fattori strutturali che hanno reso l’immigrazione in Italia radicata e indispensabile e che devono essere posti alla base delle politiche di inserimento”.
Questo anche perché “l’Italia è un paese destinato a superare i 10 milioni di cittadini stranieri” e che per “l’impatto degli immigrati sull’economia a loro è dovuto il 6% sul Prodotto Interno Lordo italiano e pagano 1,87 miliardi di euro di tasse.” Inoltre “pur in presenza di una consistente immigrazione regolare, sembriamo esclusivamente preoccupati per la presenza degli irregolari. L’indagine condotta nel 2007 dalla Makno per conto del Ministero dell’Interno ha evidenziato che la maggior parte degli intervistati ritiene che gli irregolari superino i regolari del 50%: si tratterebbe di una massa di 4 milioni e mezzo di irregolari, il che è semplicemente fantasioso”. Il rapporto segnala che “ la scuola italiana accoglie ormai più di mezzo milione figli di immigrati (a.s. 2006/07 ogni 18 alunni e, purtroppo, sono molto consistenti per questi studenti i tassi di ritardo scolastico. Le seconde generazioni (gli stranieri nati in Italia, ai netto di quanti hanno acquisito la cittadinanza italiana) sono 398.295 persone, più di 1 ogni 10 presenze straniere, pari a quasi i due terzi dei minori, destinati a superare il milione nel volgere di un triennio. In confronto con quanto avviene in Europa è bassa la presenza di studenti stranieri nelle università, indice di una limitata solidarietà e anche di un basso livello di internazionalizzazione”. “La convivenza religiosa (metà cristiani, un terzo musulmani, poco meno del 5% induisti e buddisti e quindi le altre religioni e i non credenti), seppure con qualche estemporaneità, lascia sperare nella possibilità di uno sbocco positivo e duraturo proprio a tal fine, è stata proposta dal Ministro dell’Interno la “Carta dei valori”, che indica i principi costituzionali come base per una fruttuosa convivenza”.
Purtroppo però è da ricordare che “i cittadini stranieri incidono per quasi un quarto sulle denunce penali e per un terzo sulle presenze in carcere e ciò condiziona negativamente l’atteggiamento degli italiani. I maggiori protagonisti a livello penale sono gli irregolari, che in determinati reati sono implicati anche in 4 casi su 5 (lo sfruttamento della prostituzione, l’estorsione, il contrabbando e la ricettazione). Secondo le recenti indagini gli italiani, pur dando per scontato che l’immigrazione aumenterà, continuano a essere divisi in due blocchi contrapposti, una metà di favorevoli all’accoglienza e quasi una metà decisamente contraria”. Dal dossier emerge che “gli immigrati sono affezionati all’Italia”, “il loro tasso di attività è del 73,7%, 12 punti percentuali in più rispetto agli italiani. Un segno positivo sono anche gli imprenditori immigrati (141.000 con effettiva cittadinanza straniera secondo la rilevazione Cna-Dossier Caritas/Migrantes), aumentati anche nell’ultimo anno nonostante le difficoltà conqiunturali, econcentrati per i due terzi nei settori del commercio e delle costruzioni”.
A testimonianza di questa realtà la presenza di Otto Bitpka che, da 31 anni in Italia, è riuscito a diventare imprenditore e a “partecipare attivamente all’economia del Paese, condividendone i rischi e le responsabilità”.
A conclusione dell’incontro, l’appassionato intervento di Mons. Vincenzo Paglia, che dopo aver ricordato la figura di Mons. Luigi Di Liegro, ha ricordato come “parlare di immigrazione non significa parlare di numeri ma di volti e di storie di donne e uomini e qualche volta anche dì bambini, tutti alla ricerca di un futuro per loro e per le loro famiglie. È una storia che l’Italia ha conosciuto sulla sua stessa pelle: almeno 25 milioni di italiani dalla fine dell’ottocento hanno lasciato la loro terra per emigrare altrove. Ora il nostro paese è divenuto terra di immigrazione in quest’ottica Mons. Paglia ha posto l’accento sull’importanza del “dialogo interculturale come condizione necessaria alla convivenza tra le diversità”. “Praticare il dialogo non è segno di debolezza ma di forza”, ha concluso Mons. Paglia, “non è segno di ingenuità ma di maturità. Semmai chi ne ha paura mostra debolezza e timore. Chi teme di perdere la propria identità di fronte all’altro in certa misura l’ha già persa. Certo, il dialogo, proprio perché è una dimensione, della maturità, richiede pazienza, conoscenza dell’altro, rispetto, e saggezza. E solo il dialogo potrà favorire l’incontro e scongiurare lo scontro”. |