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UN’ITALIANA CONQUISTA LA CASA BIANCA

L’ASCESA DI DANA PERINO, NUOVA PORTAVOCE DEL PRESIDENTE USA

“Torinesi, repubblicani e cowboys». Così Dana Perino, la prima italo americana portavoce della Casa Bianca, definisce i suoi nonni e bisnonni. «Il bisnonno e la bisnonna arrivarono nel Montana da Torino alla fine del XIX secolo ma non si conoscevano. Lui Matteo lavorava in una miniera di carbone, lei Rosa lavorava in una pensione. S’innamorarono quando lui andò ad abitarvi e si sposarono subito, acquistarono un ranch nel Wyoming, si dedicarono all’agricoltura e al bestiame. Un’attività che i numerosissimi figli e nipoti, sparsi in tutti gli Usa, svolgono ancora oggi», Dana ride: «Perché ci fosse una colonia torinese nel Montana non lo so. So solo che i miei furono dei veri pionieri del FarWest».

Da lunedì, la terza donna di Bush dopo la first lady Laura e il segretario di Stato Condi Rice, è alla ribalta politica americana. La nuova «bocca del presidente», come viene chiamata, è costantemente al suo fianco, consigliere e, allo stesso tempo, interprete dei suoi pensieri. È andata con lui in Iraq sull’Air Force One, ha assistito a tutti i suoi colloqui. Un cambiamento notevole rispetto agli ultimi anni, quando viaggiava sull’Air Press One, il charter dei giornalisti al seguito, come cinghia di trasmissione del suo capo Tony Snow. «Nessuna italiana d’America — ammette quasi con imbarazzo Dana — era mai giunta così in alto alla Casa Bianca». Qualche maschio si, Leon Panetta e John Podestà ad esempio i capi di gabinetto di Clinton. Le donne si erano fermate a Lisa Caputo, la portavoce della first lady Hilary, una carica non politica.

A 35 anni, la bionda minuta e avvenente Perino, «Miss Casa Bianca» per i media americani, rischia di diventare il bersaglio dei nemici di Bush, se non altro perché ne sarà l’immagine pubblica. Il suo debutto internazionale alla Conferenza dell’Asian Pacific Economie Cooperation (Apec) a Sydney è stato clamoroso; gli australiani l’hanno trattata da star, ha eclissato persino la Rice (la fìrst lady Laura era assente) . Ma al rientro a Washington sarà diverso. Dana non nasconde di essere emozionata «come all’esame di laurea», ottenuta in giornalismo a Denver nel Colorado. Ma non è intimidita: Io sono una bushista—scherza —e noi piemontesi abbiamo la testa dura». E Dana Perino attribuisce la propria meteorica ascesa nella politica americana al nonno e al padre, repubblicani di ferrò, dirigenti delle locali federazioni del partito: Nonno Leo, che combattè in Estremo oriente nella seconda guerra mondiale, mi stuzzicava dicendo che un giorno sarei entrata alla Casa Bianca». A spalancarle le porte di Washington fu il deputato del Colorado Dan Schaefer, che nel ‘95 la assunse come segretaria. Dana lasciò la capitale nel ‘99 per sposarsi con un uomo d’affari inglese, Matt Mahon, assai più anziano di lei, e si trasferì prima a Londra e poi a San Diego passando al giornalismo. Ma vi tornò due anni più tardi, alla fine del 2001, dopo la strage delle Torri gemelle a Manhattan, quale portavoce del ministero della Giustizia. Nel 2002, il presidente Bush la chiamò all’ufficio stampa della Casa Bianca. Nella storia della presidenza Usa figurava sinora una sola donna portavoce, Dee Dee Meyers, quella di Clinton. Ma Dee Dee si dimostrò una meteora. Un brutto precedente? Dana ride di nuovo: “Gli italo americani alla Casa Bianca se la sono sempre cavata molto bene». È uno dei motivi per cui è orgogliosa della sua discendenza: -Visitai Torino per la prima volta nel ‘98 e me ne innamorai, tanto che volli rivederla alle ultime Olimpiadi invernali. E sono stata alcune volte a Roma con il presidente e la first lady. Il mio unico rammarico è di non sapere l’italiano”.

 
JEAN FARINELLI TOP MANAGER E CONSULENTE INDUSTRIALE

 

Vive a Manhattan, Jean Farinelli, figlia di un Abruzzo conosciuto attraverso i racconti del padre. Ma saranno proprio i racconti del padre a regalare alla donna in carriera una nuova identità, fatta di tradizioni e memorie, ma soprattutto di radici forti e tenaci. Diplomatasi all’American University e ottenuto il master dell’Ohio State University, Farinelli aveva trovato la propria strada professionale con i corsi post lauream in Business Management, seguiti alla Wharton School, alla Co-lumbia Business School e alla New York University.

Il suo talento l’ha subito proiettata tra i massimi vertici del management americano. All’ombra dei grattacieli delle metropoli americani, la nipote della vedova partita da Controguerra con il solo baule di cartone, stipulava affari con nomi altisonanti del business intemazionale: The American Paralysis Foundation, Coors Brewing Company, Digital Equipment Corporation, Dow Jones Sr Company. Honeywell, Inter-First Bank Corporation, Macmillan Publishing, Monsanto, Ocean Spray, Parke-Davis Pharmaceuticals, Pizza l’Iut, Reynolds Metals, Smithkline Bee-cham Pharmaceuticals. Per il suo lavoro ha ottenuto più di 200 tra attestati e riconoscimenti, e per la sua professionalità è stata richiesta come direttrice della Cologne Life, per la International Womens Forum di New York, per la Skin Cancer Foundation e per la National Foundation for Infectious Diseases. Jean è stata inoltre presidentessa della Public Relations Society of America Foundation, e tesoriera della prestigiosa Società Arthur W Page,

«Quel che conosco della mia famiglia - racconta Jean in un caldo pomeriggio trascorso insieme nel suo alloggio sulla costa abruzzesemi è arrivato da mio padre perché mia nonna l’ho vista poco, e l’ho persa quando io avevo solo 9 anni. So per certo che il grande miraggio americano lo portò in famiglia nonno Pasquale, contadino di Controguerra. Nel 1913 nonno Pasquale stava facendo il servizio di leva, e aveva ottenuto una piccola licenza. Camminò per giorni sotto la pioggia incessante, con il freddo pungente, per tornare a casa e rivedere la giovane moglie. La polmonite non lo perdonò, e se lo portò via in pochi giorni. Prima che arrivassero le tanto attese carte per l’espatrio».

Nella casa di Manhattan, nell’angolo studio, Jean Farinelli conserva uno sbiadito baule da viaggio. È tutto quel che rimane del sogno originario di nonno Pasquale e nonna Filomena. Ma è anche la chiave di volta per Jean che attraverso quel baule e le sue reminiscenze, ha deciso di dedicarsi al recupero della sua identità italiana.

«Rimasta vedova e con due figli piccoli, Umberto e Grazia, mia nonna dovette prendere la più difficile delle decisioni e, alla fine, decise di mantenere fede al sogno del marito. Partì alla volta dell’America con i suoi figli. Aveva 32 anni e per un futuro pieno di incertezze aveva venduto tutti i suoi averi, inclusa una piccola collana ricevuta come unico dono di nozze. Arrivarono nel 1916, e per tre mesi rimasero nel ghetto di Ellis Island a causa di un improvviso mutismo della stessa nonna, incapace di rispondere alle domande degli ispettori di frontiera».

La storia americana della famiglia Farinelli prese le pieghe solite. Il trasferimento a Filadelfia presso alcuni parenti e l’inserimento faticoso nella comunità italiana della città. E, infine, la nascita dei nipoti. Jean ha vissuto tutto questo con leggerezza, affrontando le scuole con il piglio sicuro di chi ama il proprio lavoro. Divenuta consulente di marketing della comunicazione, l’italo-americana ha legato il suo nome a numerose campagne di posizionamento commerciale per conto di Air France, Columbia University, Illy Caffè of North America, Novartis Pharmaceulicafs, Sears & Roebuck, Tenth Street Entertain-ment, The Markle Foundation, Vi-vendi Universal, Wehsense, Womens Business/ NY, Zagat Survey. Una vera macchina da guerra nel marketing che l’ha proietta nella prestigiosa classifica redatta da Fortune e riferita ai migliori 500 professionisti degli Stati Uniti. Una carriera ricca di soddisfazioni quella condona in trent’anni di professione ma che, alla fine, ha lasciato il posto improvvisamente a una nuova rinascita.

«Oggi – confida Jean - porto dentro di me un grande rimpianto: quello di aver scoperto solo da adulta la ricchezza della mia cultura e il piacere di parlare italiano. Mio padre ha voluto americanizzarmi a tutti i costi, e non lo biasimo: penso che anche per lui sia stato difficile soffocare le sue origini e che abbia cercato di proteggermi da discriminazioni e umiliazioni. Tuttavia sarebbe stato mollo bello se mia nonna avesse potuto raccontarmi la sua storia, magari l’avrei vissuta come una favola a lieto fine.

Tutto quel che resta della famiglia Farinelli è lo sbiadito baule collocato nello studio di Jean. Ma rappresenta molto più del semplice involucro di cartone e tessuto. Per Jean costituisce la svolta epocale della sua vita. Scoprendo la sua storia, l’imprenditrice rampante di Manhattan ha deciso di cambiare direzione e di tornare sui passi dei suoi avi. L’estate scorsa è venuta ancora una volta in Abruzzo, a Mosciano Sant’ Angelo, per respirare l’aria del suo passato familiare e per riappropriarsi di una lingua e di una cultura grazie al sostegno e all’amicizia del cugino Fernando e di sua moglie Fina.

Nata a Filadelfia, e cresciuta ai confini con il West Virginia, Jean ha fondato da pochi anni le edizioni Farinelli: un’emanazione diretta della Farinelli Consulting Group LLC. Obiettivo dichiarato: pubblicare storie in italiano e libri per imparare velocemente e in modo interessante la lingua italiana. «Non soltanto un baule - racconta ancora l’imprenditrice è stato il primo passo verso l’editoria. Subito dopo ho pubblicato UFFa! Espressioni idiomatiche e molto di più, seguito da Jean e Roscoe vanno a Perugia e da Diario della studentessa Jean. In tutti questi volumi ho messo parte della mia storia autobiografica, trasformandola però in un viaggio dell’apprendimento della cultura e della lingua italiana, nella speranza che molti altri italo-americani si appassionassero alle loro radici. Finora ho raccolto molti apprezzamenti».

Costruttrice di team manageriali, organizzatrice straordinaria di raccolte fondi, sviluppatrice di infrastrutture commerciali, Jean Farinelli ha trasferito il suo particolare talento professionale nel campo editoriale dando vita a una casa editrice agile e di facile accesso da parte del pubblico



     
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